Un'auto elettrica su cinque venduta in Italia è di fabbricazione cinese. Lo rivela un'analisi del sindacato Uilm che lancia l'allarme: i costruttori cinesi hanno più che quadruplicato le loro immatricolazioni di veicoli elettrici nel 2025, conquistando il 19% del mercato delle auto a batteria. Il segretario generale Rocco Palombella chiede un intervento immediato del governo e di Stellantis prima del tavolo automotive del 30 gennaio.
I numeri certificano l'avanzata. I gruppi cinesi come Byd, MG e Leapmotor hanno venduto 18.300 veicoli elettrici a batteria in Italia nel 2025, con un aumento del 336% rispetto all'anno precedente. La quota complessiva di mercato dei marchi cinesi (considerando tutti i tipi di alimentazione) è raddoppiata dal 3% al 6,5%, avvicinandosi alle 100.000 unità totali.
La crisi della produzione italiana
La produzione nazionale è al minimo storico degli ultimi 70 anni. L'anno scorso l'Italia ha prodotto solo 213.000 automobili, con un calo del 24,5%. Molti stabilimenti Stellantis operano a un terzo della capacità e metà della forza lavoro è in cassa integrazione. Tra i primi 50 modelli più venduti solo due sono prodotti in Italia (Fiat Panda e Alfa Romeo Tonale), mentre tra le elettriche l'unica è la Fiat 500 prodotta a Mirafiori.
Palombella accusa il governo di non aver ascoltato gli avvertimenti lanciati da anni. «Per anni abbiamo avvertito del rischio di invasione di auto cinesi nel mercato italiano ed europeo, a causa dei bassi prezzi che avrebbero vinto ogni concorrenza», ha dichiarato il segretario Uilm. «Non siamo stati ascoltati dal governo e ora questa ricerca dimostra che il rischio è diventato realtà: le auto cinesi si stanno prendendo il mercato italiano.»
Il sindacato chiede azioni concrete prima di giugno. «Ora è il momento di agire o mai più [...]», sottolinea Palombella. «Al governo e a Stellantis chiediamo con ancora più forza modelli in tutti gli stabilimenti, ibridi in primo luogo, per rilanciare e tutelare l'occupazione, e un piano industriale al più presto: non possiamo aspettare giugno.»
Il leader sindacale critica il tavolo automotive del 30 gennaio: «[...] finora non ha prodotto alcun risultato, al di là dei proclami e delle passerelle a cui abbiamo assistito in questi anni.»
L'offensiva globale di Pechino
Le esportazioni cinesi di auto dovrebbero superare i sette milioni di unità nel 2025, con una crescita del 25%. Secondo la società di consulenza Alixpartners, le fabbriche cinesi hanno una capacità produttiva annua superiore ai 50 milioni di veicoli, il doppio di quanto può assorbire il mercato interno. L'Europa è diventata la destinazione principale di questa sovraccapacità, nonostante le «barriere deboli» costruite dall'Unione Europea.
Palombella lancia un ultimatum: «Siamo a un bivio: o si interviene subito o rischiamo di perdere una filiera fondamentale e strategica per il nostro Paese.»
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).

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